Se Freud avesse fatto un giretto sui monti…
Allora la rassegna Hitchcock continua (tra le mie visioni settimanali) con “Spellbound”aka “The House of Dr. Edwardes” ovvero ” Io ti salverò” con Ingrid Bergman e Gregory Peck. E’ il precursore di tanti film di fuga-per-la-verità che si fanno oggi, quei thriller adrenalinici in cui niente è come sembra. In realtà è un film che non si può non guardare per la maestria in cui sono presentati i momenti di nevrosi del protagonista con il famoso ritorno delle righe su sfondo bianco, causa del suo malessere derivato (ovviamente) da turpi momenti vissuti durante l’infanzia. Un paio di cose lasciano alquanto straniti, come la velocità delle teorie psicanalitiche applicate, che magicamente risolvono tutto in poco tempo… ma è il 1945 quindi direi che le cose importanti sono altre, come le inquadrature che sottointendono, tipiche del regista, e che se si colgono e sommano riescono a portare lo spettatore a risolvere l’enigma. Sono film inefinibili come genere quelli di Hitchcock, un po’ gialli, un po’ horror (Bela Lugosi era ancora nelle menti di tutti) un po’ thriller psicologici. Rispetto a Intrigo internazionale in cui ti viene voglia di urlare, per quanto ci si ritrovi in mezzo agli scambi e ai colpi di scena della vicenda, la psiche in questo film coinvolge in modo diverso: non è la storia d’amore in sè che porta a credere all’innocenza del protagonista, è che noi esseri influenzati dal cinema moderno sappiamo che non può finire così “manca ancora un sacco di tempo alla fine” siamo deconcentrati. Il bello dei vecchi film è pescare in quello che si vede senza pensare che non ne valga la pena. Ci si distrae sulle futilità delle situaziioni e si perde la tecnica, la passione e l’importanza del tema trattato in quello specifico momento. Così vanno guardati tutti i film di Alfred Hitchcock con una vena vintage e un cuore d’altri tempi.
Cafenoir
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